Gilberto Finzi: La ventura poetica 1953-2000 Prima edizione: Novembre 2002
La collana di biografie di Mantovani illustri, che si sono distinti nelle attività culturali e artistiche, si arricchisce di un nuovo libro dedicato al poeta Gilberto Finzi. E' negli anni Cinquanta che si origina la parola poetica di Gilberto Finzi e da subito abita il paesaggio tipico della poesia lacustre. La natura, acquea e padana, è dardeggiata però da ferite, abbandoni, nostalgie e pare immediatamente alzare dai suoi segni il vessillo portante la scrittura del mantovano: l'esilio. Tutta la lirica del Nostro viaggia nella ribellione consegnata a una sorta d'erranza e congegnata dal fato. L'affresco naturale è sbocconcellato da morsi verbali, quasi un dissonante paesaggio interiore lo aggredisca, quasi un utopico fondale classico funga da insostenibile pietra di paragone e consenta il gesto. Negli anni Sessanta e Settanta la parola fa di conto con il tessuto sociale e politico e la natura diventa realtà tout court, un reale ove l'incubo e la morte depositano ferite uova. Allora il verso s'inquieta, prende a zigzagare sulla pagina, a spargere i propri controveleni d'immagini, suoni, grafie. L'autore è lì, spiazzato, eccentrico, con voce di ribellione morale, con non celato ansito di libertà, quella libertà che ancora una volta dirama nel richiamo di figure classiche, mitologiche, mitiche, quasi a dire che la letterarietà è fondante anche nel dire dell'umano quotidiano. Gli anni Ottanta guidano la mano del poeta a una scrittura matura, vero e proprio guizzo di forme e retoriche, di febbrilità d'umori e sensi, di doni animanti i significati. La ribellione morale ha incontrato il comportamento etico dell'espressione. Quest'ultimo non si immobilizzerà nemmeno negli anni Novanta quando l'eros entra fisicamente nel gioco della sillaba e il corpo verbale ne partecipa emozioni e divertimenti. L'anno 2000 innalza a generosa compiutezza la cifra del mantovano. Il libro del fluttuare, dell'esilio, dell'utopia classica, del disagio dell'io, dell'essere nel mondo, ha pagine memorabili in cui l'avventura del linguaggio è splendore in atto. Accanto a Gilberto Finzi, un altro mantovano: Vanni Viviani. È tutt'altro fulgore, iconico. Nella compostezza figurale lo spirito del simbolo si fa custode della parola del poeta. Ma è pure un annuncio autonomo, portato dal rigore filologico con cui Eristeo Banali, sapiente e delicato regista, apre l'ospitante scena. La Fondazione intende continuare in questa iniziativa, celebrando le personalità che hanno onorato con le loro opere e la loro attività la città e la provincia di Mantova, in modo che il loro talento possa essere riproposto a un pubblico sempre più vasto. |