Lanfranco Quingentole (MN), 1920
Biografia
Lanfranco costruisce da solo la propria storia critica, i suoi
"racconti di vita vissuta" rivelano come il percorso artistico
s'intrecci agli incontri che determinano la sorgente emozionale
della fertilità operativa, sollecitata anche dalla letteratura, più
straniera che italiana.
Studia all'Accademia di Belle Arti di Bologna, inizia come scultore,
diventa pittore. Le sue fonti vanno da Tino di Camaino ad Andrea
Pisano, ai ferraresi del Quattrocento: ma è l'incontro con Bosch ed
El Greco a confermargli la funzione immaginativa dell'arte,
trascrizione dell'inconscio attraverso il colore.
Numerose sono le mostre collettive e personali di Lanfranco a
partire dal dopoguerra: Milano, Venezia, Roma, Parigi, New York.
Medita la lezione di Martini e di Manzù, approda agli autori che tra
le due guerre rinsaldano la radice romantica nordica guardando alla
Grecia, come Carrà e De Chirico metafisici, Dalì, Moore e Max Ernst
surrealisti.
Dopo gli anni Cinquanta, appare sempre più netta la predilezione per
il Surrealismo, sollecitata dall'incontro a Parigi con Breton,
congeniale al suo temperamento visionario e ad una pittura che vuole
fondare un "futuro umanesimo", nella prospettiva di rinascenza
sostenuta dallo scienziato Silvio Ceccato. |